Il Festino è di Palermo dal 1625 e rappresenta una delle feste patronali più conosciute e più sentite di tutta la Sicilia. 

Nel 1995 l’abbiamo incontrato noi di Festi Group, facitori di arti e mestieri della festa, e per tre anni siamo intervenuti per dare nuova vita alla tradizione che, nel tempo, aveva perso consistenza. 

Quegli anni a Palermo hanno visto rinascere il Festino di Santa Rosalia grazie al progetto di una trilogia di grandi eventi.

Feste patronali: come rinasce la tradizione

Per il Festino di Santa Rosalia di Palermo, siamo ripartiti con la necessità di ricostruire un linguaggio di festa, in grado di tornare a stupire e a mostrare, di riprendere le fila di una memoria arcaica del fare festa e non dalla filologia dell’esatta tradizione pedissequamente osservata. 

Non si è trattato di “tenere in vita” una memoria, ma di far vivere il corpo sano e magnifico di una città in festa.

Quando siamo stati chiamati per realizzarlo era ridotto a due semplici atti: la discesa del Cassaro con un carro e un gruppo di musicisti vestiti con abiti del Settecento e i buotti alla marina. 

Monica Maimone ha avuto l’idea di raccontare perché e come si formò la necessità del festino: il vice-re di Spagna che albergava al palazzo dei Normanni volle che attraccasse al porto un naviglio nonostante si sapesse che portava a bordo malati di peste poiché portava doni per lui. 

Da lì la storia della diffusione della peste, del cacciatore che trovò le spoglie della giovane eremita Rosalia sul monte Pellegrino. 

Avuta questa idea fondante, Festi Group l’ha messa in scena con i linguaggi delle feste patronali.

Abbiamo progettato la moltiplicazione dei soggetti, per cui il naviglio diventò decine di navi che apparvero alle finestre di Palazzo dei Normanni.

Inoltre abbiamo utilizzato metafore e allegorie: la cattedrale è stata interamente nascosta con una rete a significare che la peste aggredisce e distrugge anche gli edifici, ciò che l’umanità edifica pensando alla loro eterna durata.

E poi, l’angelo dell’annuncio in volo sospeso a una sfera con il viso di una luna, l’immagine della Santa, la statua a dominare il carro, costituita da un profluvio di rose che coprivano anche l’intero carro. 

All’arrivo del carro ai Quattro Canti, la Santa veniva svelata perché nella storia è lì che compare: tanti cittadini si sono buttati a terra in ginocchio, le mani giunte, e la salita ai piedi della santa del sindaco per depositare le rose è diventato l’omaggio davvero di una città alla sua Patrona.

Palermo e la sua nuova festa

In tre anni (1995-1997) Palermo è diventata cantiere della nuova festa europea e mediterranea, coinvolgendo artisti provenienti “dai quattro angoli del mondo”: artisti del nuovo teatro e dello spettacolo a cielo aperto. 

Tutti abbiamo sentito l’urgente volontà di tornare a dire, narrare, raccontare, mostrare i fatti e le parole della storia: Rosalia, la peste, il rimedio – la tenebra e la luce – il silenzio e la musica – il lutto e la festa. 

Abbiamo composto nuove materie, simboli, immagini: i carri narrativi e significanti, il fuoco e l’acqua a bruciare e mondare, distruggere e tornare a vivere; gli angeli di vita e di morte, di luce e di tenebre; le pietre, le rose, il bianco degli appestati calcinati, la parole vere e dure della storia; la musica che con la luce è lingua madre di tutti gli accadimenti; e soprattutto astri e pianeti che avvicinano il cielo alla terra e fanno del Festino una scena mai vista e mai vissuta.

Il Festino è di Palermo e dei palermitani, ora e per sempre. Ma può essere, potrebbe essere, per tutti una possibilità, un esempio, una rinascenza. 

Un modo vivo di riaccendere la memoria che una città ha di se stessa.

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Palermo-Italia

ANNO

2016

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