La sera del 26 gennaio tutta la comunità cosentina ha festeggiato la consegna del ponte sul fiume Crati, progettato da Santiago Calatrava. Il ponte si slancia tra due quartieri con le forme di una «immensa arpa in attesa che il vento faccia vibrare le sue corde», bianco come una pietra di luna e in attesa di vedere transitare un futuro ancora da costruire. 
È dedicato a San Francesco di Paola, il quale per parte sua aveva gettato come ponte sulle acque il suo mantello e del suo bastone aveva fatto un pennone.

Nell’opera di Calatrava, la lancia d’acciaio di 104 metri che tiene in armonica tensione gli stralli, 800 tonnellate di metallo che staccano verso il cielo come l’albero maestro di una nave dalla tolda, può essere letto come un involontario omaggio al Santo.

Ma il pilone svetta anche con la leggerezza di un colpo d’ala.

Valerio Festi e Monica Maimone, proprio intorno a questa imprevista leggerezza, così radicata nella terra, così sfacciata nell’ignorare lo scorrere dell’acqua, hanno costruito il loro spettacolo inaugurale. Così come il ponte è sempre un artificio che si oppone alla natura, allo stesso modo le coreografie di Letizia Cirri hanno scelto l’aria per disegnare figurazioni in conflitto con la gravità, mentre lungo i centotrenta metri dell’arcata sfilavano enormi dame di luce a ricordare il continuo fluire che pure il ponte rappresenta.

Tra le scelte musicali le note di Alfonso Rendano, cosentino che inventò il terzo pedale per pianoforte, quel pedale che permette alle note, agli accordi, di permanere nell’aria, di prolungarsi nell’aria. Un’invenzione stupenda: il prolungarsi nel tempo, e quindi nello spazio, delle frasi musicali; così come il ponte permette di cogliere lo spazio, di capirlo, comprenderlo, misurarlo, la musica permarrà, leggera, tra le due sponde del fiume.

Il progetto di Studio Festi ha voluto che riaffiorasse nel modo più suggestivo il valore del ponte come fonte dell’immaginario, l’intreccio di tecnica e cultura di cui si nutre la sua realizzazione, la sua forza simbolica.  Strumento musicale, via che si apre, nave in viaggio, arcobaleno di segni, il ponte sul fiume Crati ha in comune con la nostra poetica qualcosa di semplice, ma risolutivo: costringe a volgere lo sguardo verso l’alto, spinge ad andare oltre, invita a sorprendersi.

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